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Viene dal Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, dove vive un popolo ghettizzato dal muro più lungo del mondo (2.700 Km.) innalzato dal Marocco per schiacciare 80/90mila uomini, donne, bambini sul 30% di un territorio sul quale un tempo si muovevano le carovane di antiche tribù discendenti da gruppi arabi ivi insediatisi fin dal 7° secolo. Ora l’altro 70% è occupato dal Marocco, senza alcun fondamento nel Diritto Internazionale....
Aminetu Haidar, una attivista di “Diritti Umani” insignita da premi internazionali, due ritirati nel mese di novembre negli USA, dalla metà del mese passato nell’aeroporto di Lanzarote (Spagna) espulsa dalle autorità di frontiera marocchine per essersi rifiutata di dichiararsi “marocchina” ed insistere a definirsi “sarawi”. Per oltre 30 giorni Aminetu ha condotto uno sciopero della fame per rivendicare il diritto alla nazione sarawi. Dal 1976, da quando la Spagna lascia definitivamente il Sahara Occidentale e dopo che il Tribunale dell’Aia ha dichiarato la inesistenza di diritti sul Sahara da parte di Marocco e Mauritania, il Frente Polisario (Fronte Popolare di Liberazione de Saguìa el Harma y Rio de Oro) che comprende ed organizza le rivendicazioni sarawi proclama la Repubblica Araba Saharaui Democratica. L’ONU dichiara l’esigenza di un referendum sull’autodeterminazione, il Marocco inizia l’occupazione e la costruzione del muro. I lavori di muratura della gente saharawi terminano in fretta, il referendum, dopo ben oltre un quarto di secolo, ancora non si è celebrato. Non è dunque ”il capriccio” di Haidar che ha messo in imbarazzo la Spagna, provocando il silenzio di Juan Carlos che un giorno disse a Chavez “porquè no te callas?” e al quale sarebbe da chiedere oggi “perché non parli?” e provocando pure una certa irritazione nel Ministro degli esteri Moratinos che, chiedendo ad Haidar “perché non lasci perdere?” (suona un po’ come le parole del re al Presidente venezuelano) riteneva, con atteggiamento liquidazionista e fino a pochi giorni fa, che fossero esaurite tutte le opzioni. E’ il “grido” di Haidar, 46 anni e due figli che ha rischiato di non rivedere, una donna minuta, abbracciata da Josè Saramago e dall’attore Guillermo Toledo, per vari giorni installatosi anche lui nell’aeroporto di Lanzarote, per scrollare le reticenze spagnole e dell’ONU. E’ il “grido” che può aprire le orecchie al mondo, nel quale, forse, tanti mai hanno udito la parola “sarhawi”. E' il "grido" che ha costretto i Governi ad un accordo in base al quale Aminetu, dopo una giornata passata in ospedale, per gravi problemi di disitratazione, può tornare ad El Alaaiùn, nella sua casa e dai suoi figli. E' il "grido di vittoria" di tutto il popolo saarhawi.
Per saperne di più:
http://nodo50.org/aapscyl http://www.saharalibre.es/modules.php?name=News&file=article&sid=3429 |