| Migranti nell'inferno del mare "nostrum" |
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| Scritto da Alessandra Valentini |
| Mercoledì 02 Settembre 2009 20:02 |
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l’Italia nelle speranze di tanti, nelle note di una canzone rubata da qualche parte, poi l’Italia è l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di immigrazione clandestina. In questa storia gli iscritti sono cinque persone, anzi cinque fantasmi, che in mare si sono separati dai 73 morti. Tutti eritrei, tutti in fuga dalla fame e dalla guerra perenne, da una dittatura sanguinaria: vogliono qualcosa di diverso, un sogno, no forse molto meno, solo una possibilità, e quella possibilità è l’Italia, una cartolina con le immagini di Roma, con i suoi ponti, il cupolone, il grande cuore di Roma che può accogliere tutti, dare quella speranza. C’è il racconto lontano di chi ce l’ha fatta, ci sono le canzoni di Eros Ramazzotti, c’è l’aurora che è solo il risveglio da un posto che non sia l’inferno. E per provare a raggiungere tutto ciò si va dai “mercanti di uomini”, li si supplica, si raccolgono i soldi per un intero anno e poi si affronta un lungo viaggio che può durare mesi, si attraversano Stati, deserti, paure. Dalla Libia il tratto più difficile – il mare – ma anche il più bello, perché ci sei quasi, è fatta. In fondo è un braccio di mare, è il mare nostrum, un mare amico, invece diventa una tomba. La barca si ferma in mare aperto, manca il carburante, manca l’acqua, manca tutto. E quel mare non lo riconosciamo più nei racconti dei cinque superstiti del 20 agosto scorso; non lo riconosciamo più nelle odissee dei gommoni che né Malta né l’Italia vogliono soccorrere e far sbarcare.
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Una storia che ne contiene tante, uguali e diverse: diversi i volti, i nomi, i cuori, uguale la sofferenza, uguale la speranza, uguale il diritto negato, calpestato.