|
Contro il tentativo del governo Berlusconi di imbavagliare i mezzi d’informazione i giornalisti e la società civile scendono in piazza e fanno sentire la propria voce con ancor più vigore, perché in un Paese che si dice democratico il diritto di fare informazione ed il diritto dei cittadini ad essere informati devono essere garantiti e difesi...
Tutt’altro sembra invece lo scopo del ddl Alfano, ribattezzato non a caso “legge bavaglio”, che mira a restringere l’uso delle intercettazioni e a punire severamente giornalisti ed editori per la loro pubblicazione. Ma attenzione, il ddl Alfano non mira a punire l’uso indiscriminato e voyeuristico di intercettazioni private, uso già vietato dal codice deontologico che regola la professione giornalistica. La “legge bavaglio” rischia piuttosto di limitare l’informazione, restringere le libertà dei cittadini, ledere un bene pubblico irrinunciabile ed importante per la formazione di un’opinione pubblica attenta e critica, di minare un’importante strumento di controllo sui governanti. Lo scenario che si profila è quello di un “silenzio di Stato”, come recita lo slogan scelto dalla Fnsi, Federazione nazionale della Stampa, per la manifestazione di oggi che si svolgerà a Roma fra le 17 e le 22 e toccherà in tutto 22 città, comprese Londra e Parigi. Una manifestazione che anticipa lo sciopero dell’informazione indetto per il 9 luglio e che vede in piazza, accanto ai professionisti del settore, la società civile, la Cgil, l’Arci, il Popolo Viola, Articolo 21, numerose associazioni e partiti, come Sel, Federazione della Sinistra, Pd e Idv, ed esponenti del mondo della cultura. Previste in piazza anche le testimonianze di chi, grazie all’interesse e alla mobilitazione dei media, ha ricevuto giustizia, si parlerà così del G8 di Genova, dei casi Cucchi e Aldovrandi, delle morti per amianto. A sostenere la manifestazione anche i magistrati, che oggi scioperano contro i tagli decisi dalla manovra finanziaria e che si uniscono ai giornalisti “nella difesa dei fondamentali principi della libertà d'informazione e della legalità”, come si legge nella lettera inviata alla Fnsi, dal presidente dell'Anm Luca Palamara, che prosegue: “L'Associazione nazionale magistrati, in piena sintonia con la Federazione nazionale della stampa italiana, ha ripetutamente denunciato i gravissimi rischi per la sicurezza dei cittadini e la libertà d'informazione derivanti dal disegno di legge del Governo in materia di intercettazioni. Questa riforma limita drasticamente la possibilità per le forze dell'ordine e per la magistratura di individuare gli autori di reati di particolare allarme sociale e pregiudica in modo inaccettabile il diritto dei cittadini di essere informati su fatti di interesse pubblico”. Contro i bavagli e le censure imposte dal Governo la protesta dei giornalisti è una necessità per Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti, che parla di “dovere della disobbedienza civile”, e per Franco Siddi, segretario della Fnsi, che annuncia il proseguo della battaglia per le libertà intrapresa dai professionisti dell’informazione, a partire dalla giornata di silenzio del 9 luglio e dalla “creazione di strumenti e canali per spezzare il silenzio di Stato se la legge sarà approvata”. Critico circa il ddl sulle intercettazioni anche Francesco Pizzetti, garante della Privacy, che ha sottolineato come “in molti paesi, anche di grande tradizione democratica, la libertà di stampa è concepita come un diritto e un dovere degli editori non meno che dei direttori e dei giornalisti”. Intanto proprio a poche ore dalla manifestazione arriva l’ulteriore gesto di forza della maggioranza che, ormai sorda alle richieste di correttezza e di rispetto delle norme democratiche e della Costituzione si dedica ormai a tempo pieno alla cura degli interessi privati e non del Cavaliere. Arriva infatti la notizia che alcune modifiche al Lodo Alfano ci saranno, per renderlo però, se possibile, peggio di come è estendendo la non processabilità del presidente del Consiglio e dei ministri anche ai processi iniziati prima dell’assunzione delle rispettive cariche. Pochi giorni fa all’aeroporto di Fiumicino si è sentito urlare “Vergogna!Vergogna!”. Era diretto alla nostra nazionale di calcio, forse, visto ciò che sta succedendo nel Paese la vergogna dovrebbe essere ben altra rispetto a quella di perdere una partita…
Valentina Valentini
|