Sabato 04 Febbraio 2012
L’Italia non ha bisogno del nucleare PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 14 Maggio 2010 14:30

Di Umberto Guidoni - La lettera a favore del nucleare inviata a Bersani ha avuto il merito di evidenziare come la lobby nucleare abbia fatto proseliti anche “a sinistra”...

I firmatari dell’appello affrontano il tema energetico in termini falsamente neutri ma in realtà sposando le tesi classiche dei paladini del ritorno al nucleare. Colpisce che intellettuali e scienziati “impegnati”, non siano stati in grado di cogliere il nesso fra scelte energetiche e modello di società.
Come Scajola, i firmatari sostengono che non ci sono politiche energetiche senza l’atomo e che l’alto prezzo della bolletta energetica - circa 60 miliardi di euro l’anno - è la conseguenza dell’uscita dell’Italia dal nucleare, dopo il referendum del 1987. In entrambi i casi si tratta di affermazioni false.
L’Europa, ad esempio, punta su un percorso virtuoso basato sulla regola dei tre “20”. Il Consiglio Europeo ha definitivamente approvato un piano di azione per il dopo Kyoto che prevede, entro il 2020, di ridurre le emissioni di gas serra (-20%), agendo sull’efficienza energetica (+20%) e sull’incremento delle fonti rinnovabili (+20%). Di fronte a queste grandi sfide, l’Italia invece di ridurre le emissioni del 6,5%, le ha aumentate di oltre il 15%. Per le sole penalità derivanti dagli accordi di Kyoto, lo Stato italiano dovrà pagare circa 13 miliardi.
Sul secondo punto c’è bisogno di chiarezza: il nucleare produce esclusivamente elettricità, che è solo una parte dei consumi energetici. Tutto il nucleare presente nel mondo  soddisfa poco più del 6% dei consumi finali;  gran parte dell’energia è utilizzata in aree dove l’atomo non può sostituire i combustibili fossili: trasporti, industria  riscaldamento, agricoltura.
Quindi l’energia nucleare non ci libera dai combustibili fossili. La Francia produce il 78% dell’energia elettrica da fonte nucleare ma importa e consuma più petrolio dell’Italia, che non produce un singolo chilowattora dall’atomo. Inoltre stiamo ancora pagando, a 20 anni dalla chiusura, i costi di smantellamento degli impianti nucleari (componente A2 nella bolletta ENEL).
Ma il punto vero per cui occorre contrastare la scelta nucleare è quello del modello di società che si vuole realizzare.
Con la scelta nucleare, si tende a remunerare il capitale investito invece di creare nuovi posti di lavoro. Le centrali sono un affare per chi le costruisce ma non c’è redistribuzione del reddito nelle comunità in cui sono localizzati gli impianti. Forse è proprio questa la ragione per cui questo governo, che difende gli interessi dei gruppi industriali e dei poteri forti, ha rispolverato il nucleare. Come per l’Alitalia, si usa denaro pubblico per far crescere i profitti dei privati.
Al contrario, un sistema energetico diffuso sul territorio, basato su fonti rinnovabili ed efficienza energetica, ha una forte componente di lavoro creato localmente, che non è esportabile né può essere monopolizzato. I cittadini diventano protagonisti della produzione energetica e non solo del consumo e, in definitiva, acquistano più potere.  Due concetti, quelli di «energia» e «potere» che, non a caso, sono sintetizzati nello stesso vocabolo inglese: POWER.



14-5-10