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Di Giorgio Zanutto - In politica non meravigliamoci mai di alcunché. Se ne sono viste di molto più grandi (dal fascismo, quello d.o.c., al comunismo, sempre quello d.o.c.) e molto più costose per il popolo...
Anche attualmente, nelle più svariate sedi, se ne continuano a vedere. Questa di Roma é solo una delle tante scene, non é quindi la prima e non sarà certamente l’ultima. Anzi, direi di più: considerato che siamo in un regime di democrazia (…), speriamo di continuare a vederne (in tutti i sensi, ovvero anche attraverso la televisione, i giornali, internet). Pure comprendendo il disappunto di tanti osservatori, disgustati dallo spettacolo (certamente non da “tea-time”), ritengo che la cosa comunque “gradevole” sia rappresentata dalla schiettezza e dal verismo del confronto. Non é stato un incontro truccato come talvolta assistiamo nella boxe. E’ stato un incontro-confronto vero. La cosa fa pensare al (in questi tempi forse vetusto?) concetto di dialettica. Ma viva la dialettica! Un’indagine per arrivare alla verità. Certo che, in un mondo “velinista” siamo distanti anni luce dai Dialoghi di Platoniana memoria. Cerchiamo di non volere troppo. Accontentiamoci del “Fini versus Berlusconi”. Anche senza dover tifare. Guardiamo alla cosa con alquanto distacco rispetto alla partigianeria. Non siamo all’invasione della Polonia, non siamo a Piazza Tiananmen, non siamo alla Primavera di Praga. Siamo tuttavia in un confronto politico in un paese democratico (la perfezione non esiste). Non siamo alla fine del mondo, stiamo soltanto vivendo un ulteriore momento storico al quale altri ne seguiranno. Comunque sia, nel merito, nel “dimettiti”/”cacciami” (da Presidente della Camera) , con la ridda di doppi tripli incarichi profumatamente e vergognosamente retribuiti dei quali la Repubblica Italiana é costellata, il doppio incarico di Fini é una questione che non ha ragione di essere. Ritengo che gli impegni (dei quali uno, se non erro, assolutamente gratuito) siano perfettamente sovrapponibili, con la distinzione che Fini ha sempre elegantemente praticato. Vi é da considerare poi che la Presidenza della Camera non é carica soggetta a fiducia o sfiducia (politicamente parlando) ma é bensì soggetta a indagine ed eventuale successiva revoca nell’ambito tecnico di gravi e ripetute irregolarità nella conduzione dell’Ufficio. Cosa quest’ultima che esorbita dalle motivazioni insite nella richiesta di dimissioni avanzata nella recente querelle. E’ forse possibile che qualcuno, tra i comparenti nella corte di Versailles, abbia osato dire (elegantemente, senza “gridare”) che il Re é nudo? Ma, in questo caso, non si tratterebbe di una platea di cortigiani che aureolano il Re, ma si tratterebbe, eventualmente e nell’ambito di questa legge elettorale, di un Re auto-aureolato. Fini quindi nel mirino? Ma non c’é articolo 18 (Statuto dei Lavoratori), non c’é bolla papale, non c’é cessione di ramo d’azienda, non c’é un recesso per giusta causa specificamente codificato per il caso in questione… Quale soluzione, quindi? Al di là di escamotages furbesche e “fuori sacco”, ci sarebbe solo la possibilità (ma forse il solo sventolio o il solo spauracchio) delle elezioni anticipate ma, anche il politico più sprovveduto sa bene che partita vinta non si rigioca. In stallo? No, il mondo continua. Alla prossima mossa. Infine, chiudendo con la politica e aristotelicamente dovendo sempre anche filosofare: tutto ciò sta nell’interconnessione tra politica e dialettica, ma é anche utopia qualora considerassimo la politica e la dialettica scevre da possibili e indegne motivazioni sottostanti.
26-04-10 |