Sabato 04 Febbraio 2012
Sahara dimenticato. Sciopero della fame per 5 prigionieri politici PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 14 Aprile 2010 16:43

Cinque prigionieri politici saharawi da circa un mese sono in sciopero della fame nella prigione di Salè, vicino Rabat, in attesa di un processo nel quale potrebbero essere condannati a morte. I cinque, esasperati dalla lunga attesa e per non avere notizie circa la loro sorte, chiedono che sia fissata una data per il processo...

La protesta di Salè si è estesa rapidamente in altre sei carceri marocchine, dove 36 prigionieri saharawi  hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere il diritto di ricevere le visite dei loro familiari, di poter studiare in carcere e affinché sia rispettata  la propria dignità.
Alcuni di loro da anni si trovano in prigione, vittime della mano dura di Mohamed VI, il sovrano marocchino, che mesi fa espulse dal Paese Aminetu Haidar e fece arrestare altri attivisti per i diritti umani al loro ritorno da una visita negli accampamenti dei profughi saharawi a Tinduf (Algeria) con l’accusa di attentato contro lo sicurezza nazionale.
I cinque prigionieri di Salè, dopo 26 giorni di digiuno, riescono appena a camminare e la loro salute è precaria anche a causa delle torture subite in precedenza. Le vessazioni riguardano anche i familiari dei detenuti che chiedono di poter vedere i propri parenti e che la direzione del penitenziario garantisca le visite mediche: la sorella di uno dei prigionieri è stata tenuta in carcere 2 mesi accusata di aver introdotto nel penitenziario l’equivalente di 40 euro.
I prigionieri denunciano inoltre lo stato di abbandono in cui si trovano, lamentando anche il fatto che il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, non abbia incluso nel suo ultimo rapporto sul Sahara la necessità che la missione dell’Onu vigili nel territorio affinché siano rispettati i diritti umani.
L’Associazione dei familiari dei detenuti e dei desaparecidos saharawi sottolinea che dal 1975 sono scomparsi ben 526 saharawi. Mohamed Labid, responsabile delle Relazioni internazionali dell’Associazione, mette in allerta per il peggioramento dello stato fisico degli attivisti, aggravato dalle pessime condizioni carcerarie.
Anche Amnesty International ha chiesto la liberazione immediata di queste persone “detenute solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà di parola”.


15-04-2010