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Sarà in libreria dal 18 febbraio l’ultimo lavoro di Nevio Casadio, giornalista ed autore televisivo, già vincitore del Premio Guariniello per il Giornalismo d’autore e, per tre volte, del premio Giornalistico televisivo Ilaria Alpi...
“Nel silenzio un canto. Storie di ingiustizie, dolore e riscatti” , edito da Marsilio Editori, è un reportage d’autore, forte e toccante in cui Casadio ci racconta storie emozionanti di ingiustizie e povertà nei luoghi più difficili dell’Italia e del mondo. Nelle pagine del libro si snodano i racconti pieni di dolore, ma anche di vita e passione, di persone che inseguono nonostante tutto la speranza, la verità, la giustizia. “Nel silenzio un canto. Storie di ingiustizie, dolore e riscatti”, che vanta la prefazione di Ettore Mo, uno dei più noti giornalisti e corrispondenti di guerra, riporta le voci di Alda Merini, per la quale la morte è una temibile dea, le denunce di Gino Strada ma anche il grido alla pace che rappresenta l’esperienza di Emergency. Giulio Albanese, prete-reporter, vede Dio negli ultimi. Padre Zanotelli, di fronte all’inferno di Korogocho, nel tormento del dubbio, si chiede: «Dio mio, Dio dove sei?». Ma si parla anche dell’Italia, delle vittime che ogni giorno si contano nei luoghi di lavoro, come Giuliano, morto la vigilia di Natale nell’esplosione della fabbrica dove lavorava. Una ballata triste, un’incessante appello in una realtà in cui di lavoro si muore. Il viaggio prosegue poi in India, nelle fabbriche dei mattoni dove le donne-mulo sono schiave insieme a figli, padri, parenti e mariti. In Albania, nelle fabbriche di abbigliamento intimo, dove operaie, giovani e anziane, ogni sera vengono denudate dagli imprenditori italiani, “preoccupati per i furti di slip e reggiseni”. Ancora, storie di cronisti italiani uccisi mentre cercavano di raccontare la verità, di dar voce al silenzio che incombe su molti uomini e donne, mentre lavoravano per una stampa concepita in libertà. Giornalisti sepolti idealmente nel cimitero di Spoon River, dove «tutti, tutti ora dormono sulla collina». Quello di Nevio Casadio è più di un reportage, più di una dura inchiesta, è un romanzo, tenero e violento, di vita reale. La vita di donne, uomini e bambini abbattuti da prepotenze di ordinaria disumanità e l’impegno di persone di buona volontà che chiedono la costruzione di ponti. “Dopo la fontana, la più grande buona azione è costruire un ponte”, aveva scritto Ivo Andric nel "Ponte sulla Drina".
16-2-10
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