| ACCADDE A GENNAIO. Diritti spezzati: “morti di protesta” dal dopoguerra ad oggi |
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| Scritto da DirittiDistorti |
| Venerdì 01 Gennaio 2010 00:00 |
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In questo spazio ricorderemo ogni mese i nomi e brevemente le storie di uomini e donne che sono morti manifestando per difendere i loro diritti e più spesso i diritti di un intero Paese. Troverete nomi più conosciuti e nomi meno noti, tutte persone che volevano solo manifestare le proprie idee, con dignità, con forza, senza dover piegare la testa, per riconquistare un diritto distorto e calpestato. Quando scesero nelle piazze o nei campi non volevano fare o essere degli eroi, ma noi vogliamo ricordarli come tali: eroi della libertà, del lavoro, della democrazia...
Ennio Garagnani – Arturo Chiappelli - Roberto Rovatti - Angelo Appiani – Arturo Malagoli – Renzo Bersani Con la vittoria della Democrazia Cristiana alle elezioni del 18 aprile del ’49 si acuisce in Italia la repressione delle rivendicazioni dei lavoratori. Fra gli episodi più “neri” la strage alle Fonderie Riunite di Modena. Adolfo Orsi, il “padrone” è uno che “s’è fatto da sé”, da garzone di macellaio a imprenditore seguendo una ricetta semplice: salari da fame, fiato sul collo e nessun diritto agli operai. Orsi non considera la Commissione Interna , non tratta con la CDL e quando gli operai provano a protestare decide la “serrata”, mandando a casa 565 lavoratori. E’ il 5 dicembre del ’49, con gli inizi del nuovo anno comunica la riassunzione di 200/300 operai, ma solo quelli che sono graditi a lui. La CGIL proclama sciopero e manifestazione per il 9 gennaio 1950, gli operai invadono le strade di Modena, si dirigono verso le Fonderie. Non ci sono scontri, “provocazioni”, violenze, ma la polizia comincia a sparare, i cecchini sui tetti prendono la mira, uno centra alla nuca Ennio Garagnani , 21 anni, mentre si reca al comizio in Piazza Roma, un altro fredda Arturo Chiappelli mentre da solo sta attraversando i binari delle Fonderie. Verso Piazza Roma cade anche Roberto Rovatti, ex partigiano di 36 anni; un carabiniere spara a bruciapelo contro Angelo Appiani che muore a trent’anni, stessa la sorte di Arturo Malagoli e Renzo Bersani, entrambi poco più che ventenni; un centinaio di “fortunati” affollano l’ospedale con ferite gravi. L’operazione di polizia a tutela del “padrone” si rivela un piano studiato a freddo per intimidire i lavoratori e i loro rappresentanti (PCI, PSI e CGIL). Nenni e Togliatti si recano subito a Modena a presiedere una riunione con i dirigenti locali. Togliatti, d’accordo con la compagna, Nilde Iotti, decide l’adozione della piccola Marisa, sorella di Arturo Malagoli. Il 10 gennaio, in un fondo de “L’Avanti”, Nenni sferra un duro attacco politico: “Il governo cattolico di De Gasperi e Scelba (ndr:Ministro degli Interni) con la sua politica di fame, odio e paura ha condotto al delitto permanente”. Terracini davanti ai deputati dell’opposizione denuncia le morti di Modena come “omicidi premeditati, eseguiti a sangue freddo” Nello stesso giorno migliaia di persone percorrono le vie della città con un grande striscione in apertura del Corteo: “La caccia è aperta: 6 operai uccisi a Modena”
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