|
Scritto da DirittiDistorti
|
|
Venerdì 03 Settembre 2010 06:21 |
|

Di Stefano Giusti - Ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, i dati periodici Istat sull’occupazione non lasciano presagire nulla di buono per la ripresa autunnale. Se da una parte è vero che il dato sulla disoccupazione, sempre in crescita negli ultimi mesi, ha mostrato un rallentamento attestandosi all’8,4%, dall’altra si evince che questo rallentamento è dato non dall'aumento degli occupati, quanto da quello (+76.000 persone) degli inattivi, il valore più alto dal gennaio 2004. Già in un altro articolo (vedi il link www.dirittidistorti.it/articoli/13-societa/294-gli-inattivi-oil-lavoratore-inesistente-.html) ci siamo occupati del fenomeno degli inattivi, di come questa massa comprenda persone che non cercano lavoro ma che per strane metodologie semantiche non vengono conteggiate tra i disoccupati. Ribadiamo ancora che, al di là delle analisi sociologiche sul fenomeno, sarebbe il momento di riflettere sul perché queste persone non cercano più lavoro e magari anche sulle anomalie di un mercato che, tramite i canali istituzionali (Centri per l’Impiego, Agenzie per il Lavoro, inserzioni etc..), non riesce a ricollocare e che rimane ancora legato quasi totalmente alla conoscenza o peggio alla raccomandazione. Ma non è questo l’unico dato allarmante che è emerso in questi giorni sul tema del lavoro. Lasciano veramente senza parole le dichiarazioni del Ministro Tremonti che davanti alla platea del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha candidamente dichiarato che “robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l’Unione europea e l’Italia che si devono adeguare al mondo”. A quale mondo si riferisca ce lo possiamo immaginare, quello teorizzato da Marchionne e altri brillanti e superpagati manager di Stato, che auspicano un ritorno alla fabbrica dell’800, quella in cui diritti e sicurezza erano elementi sconosciuti e inapplicabili. Al Ministro Tremonti bisognerebbe ricordare che nel solo mese di Agosto, mese solitamente a basso regime lavorativo, ci sono stati 23 morti sul lavoro e che dall’inizio dell’anno, secondo i dati Anmil (Ass.ne Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) al 1° agosto si contavano già quasi 300 morti sul lavoro, di cui la maggior parte nel settore Edile. Forse i criteri sulla applicazione delle norme di sicurezza andrebbero effettivamente rivisti ma in un senso contrario a quello teorizzato da Tremonti, per una loro maggiore applicabilità e per un più rigoroso controllo, perché di lavoro si continua a morire troppo, che piaccia o no al fantasioso ministro finanziario. Per non essere da meno del suo collega anche il Ministro Sacconi ha voluto regalare perle di saggezza parlando dello Statuto dei Lavoratori come di una serie di “vincoli che hanno ingabbiato il Paese nella scarsa crescita”. Complice l’estate e la voglia di ferie, è passata abbastanza sotto silenzio la notizia del 30 luglio scorso, data in cui il Ministro Sacconi ha ricevuto la delega dal Consiglio dei Ministri per presentare al Parlamento un disegno di Legge per un nuovo Statuto dei lavoratori (o dei Lavori come ha più volte ipotizzato Sacconi). Si parla di “Disegno di legge delega che il Governo presenterà in Parlamento, e che costituirà la rinnovata cornice dei diritti inderogabili di legge entro la quale le tutele potranno trovare una modulazione più moderna”. In attesa di verificare le proposte di Sacconi quando verranno presentate in Parlamento, conoscendo i promotori di questo ennesimo attacco al diritto di chi lavora, non si fa molta fatica a immaginare in quale direzione andrà questa “nuova cornice”. Tanto per farsi qualche idea giova ricordare quali sono alcune delle deroghe che Marchionne, protagonista di varie performance estive, vorrebbe applicare al contratto dei Metalmeccanici nella “nuova e moderna” fabbrica da lui teorizzata. Tra i vari punti presentati brillano quello sulla nuova normativa per la malattia, che non prevederebbe il pagamento per i primi tre giorni; quello sulla riduzione delle ore di riposo al cambio turno, dalle attuali 11 a 8 (stiamo parlando di catena di montaggio e lavori usuranti) e anche la possibilità di abolire la mezz’ora di pausa mensa (già spostata a fine turno) che può essere arbitrariamente trasformata in mezz’ora di straordinario. In attesa che l’opposizione, con qualunque programma e in qualunque maniera si voglia presentare, rammenti in questo momento l’importanza e la centralità delle politiche del lavoro e del reddito e ne faccia il centro nevralgico del suo programma, a degna chiusura di questo sconfortante panorama citiamo gli ultimi dati della “Relazione generale del Ministero dell’Economia sulla situazione del Paese” secondo cui l’Italia nella U.E. a 15 è il fanalino di coda per la spesa sociale investendo l’1,2% del Pil contro il 2,1 della media europea. Insomma mentre da una parte si toglie e si piccona il diritto delle fasce di lavoratori più deboli, dall’altra si spende sempre meno per attivare quei meccanismi di aiuto a famiglie e disoccupati che stentano sempre più ad arrivare alla fine del mese. Non si prospetta un autunno facile, ma che sia almeno il punto di partenza per tornare a proporre con decisione una nuova stagione di diritti per tutti.
Stefano Giusti, Sociologo, Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura
3-9-10
|
|
Precari. A Pisa docente in sciopero della fame. Pantaleo (Flc-Cgil): bloccare i tagli |
|
|
|
|
Scritto da Alessandra Valentini
|
|
Venerdì 27 Agosto 2010 22:53 |
|

Non solo a Palermo, ma anche a Pisa la protesta del mondo della scuola per i tagli selvaggi, assume le forme estreme (per chi le attua) dello sciopero della fame. Rocco Altieri, docente di Diritto ed Economia al corso serale dell'istituto professionale 'Matteotti', è al quinto giorno di sciopero della fame, e prosegue la sua forma di lotta nonostante un malore che ieri lo ha colpito. Il suo corso è destinato a scomparire a seguito dei tagli e Rocco spiega così la sua scelta: “il mio digiuno non è a difesa di una singola classe ma della funzione sociale della scuola pubblica. Ieri sono stato molto male, ma vado avanti. La vicenda di Pisa - spiega il docente - non è solo la perdita di una classe, ma prefigura l'estinzione del corso serale stesso. Alla prima erano già iscritte 60 persone e dunque il danno procurato è enorme. Inoltre tagliarla non significa risparmiare, piuttosto diventa uno spreco visto che i docenti, per lo più di ruolo, continueranno a percepire lo stipendio senza lavorare”. Con Altieri vogliamo sottolineare la funzione sociale e pedagogica del corso serale al “Matteotti”, come in tantissimi altri istituti d’Italia, dove a parole ci si preoccupa di dispersione scolastica, recupero degli adulti all’istruzione, inserimento nel mondo del lavoro attraverso il conseguimento di un titolo di studio. Al corso serale, spiega Rocco, “compiamo un'opera di formazione e riqualificazione professionale per molti ed essendo un corso destinato a servizi turistico-alberghieri offriamo opportunità di inserimento sociale anche per tanti immigrati. Da noi sono iscritti ex tossicodipendenti e alcolisti che frequentano il corso serale cercando proprio attraverso la scuola pubblica il loro riscatto sociale e gli immigrati con il nostro insegnamento riescono a migliorare il loro italiano, a qualificarsi professionalmente e a imparare le leggi costituzionali”. Insomma, non un posto di lavoro, ma un patrimonio di competenze e di opportunità che a Pisa, e non solo, rischiano di andare perse. Secondo Mimmo Pantaleo, segretario generala della Flc-Cgil, “i tagli devono essere bloccati, bisogna coprire i posti vacanti e poi c'era il meccanismo di reclutamento pluriennale proposto dal Governo Prodi che doveva stabilizzare 150mila precari in tre anni con le graduatorie ad esaurimento. Oggi nelle graduatorie ci sono circa 277mila iscritti e sono circa 20mila i lavoratori che quest'anno attendono un incarico e che resteranno a casa e il decreto 'salva-precari', di fatto, salva solo il 16% dei docenti che l'anno scorso hanno avuto una supplenza e il 5% del personale Ata. Andiamo verso una situazione di tensione sociale. Spero che il Governo apra un tavolo, che si apra un confronto”.
A. V.
28-8-10
|
|
Palermo, precari della scuola: sit-in e sciopero della fame per il posto di lavoro |
|
|
|
|
Scritto da DirittiDistorti
|
|
Mercoledì 25 Agosto 2010 10:04 |
|
I precari della scuola siciliani domani, 26 agosto, terranno un'iniziativa di protesta in piazza Politeama a Palermo. Migliaia di persone dal 1 settembre non saranno confermate dal Ministero della pubblica istruzione. Personale Ata e docenti, precari da anni, che semplicemente vedranno cancellati i loro nomi dalle liste dei convocati. Alla protesta hanno dato il loro sostegno il Pd e l'Idv...
|
|
Leggi tutto...
|
|
Melfi. Proposta indecente. Gli operai si appellano a Napolitano |
|
|
|
|
Scritto da Alessandra Valentini
|
|
Martedì 24 Agosto 2010 09:15 |
|

Di Alessandra Valentini - Melfi. Prima il licenziamento, poi la sentenza che decide per il reintegro immediato dei tre operai licenziati dalla Fiat, infine, alla vigilia del loro ritorno al lavoro (il 23 agosto), il telegramma dell’azienda torinese con la proposta indecente di non presentarsi al lavoro, anche se formalmente reintegrati al proprio posto di lavoro...
|
|
Leggi tutto...
|
|
Scritto da Valentina Valentini
|
|
Sabato 14 Agosto 2010 06:17 |
|
Di Stefano Giusti* - Il giudice del lavoro del Tribunale di Potenza ha disposto il reintegro dei tre operai della Fiat (due dei quali delegati Fiom) licenziati a Melfi nello scorso luglio, riconoscendo il “comportamento antisindacale” della decisione presa dai vertici della fabbrica torinese...
|
|
Leggi tutto...
|
|
Scritto da Alessandra Valentini
|
|
Mercoledì 11 Agosto 2010 07:49 |
|

Illegittimi e antisindacali, così il giudice del Lavoro di Potenza Emilio Minio ha definito i licenziamenti dei tre operai dello stabilimento di Melfi della Fiat, decisi dall'azienda torinese il 13 e 14 luglio scorso. Con questa importante motivazione, e con una sentenza esemplare, i tre operai sono stati reintegrati al loro posto di lavoro...
|
|
Leggi tutto...
|
|
Un libro sui 100 giorni dei lavoratori in lotta all’Asinara |
|
|
|
|
Scritto da DirittiDistorti
|
|
Lunedì 09 Agosto 2010 10:01 |
|

La protesta dei lavoratori della Vinyls e la loro eroica protesta all’Asinara diventa un libro. Il Cantiere Sociale dell’Alguer in collaborazione con gli studenti di Socialmediares presentano “100 giorni sull’isola dei cassintegrati”, il libro scritto da Silvia Sanna insieme ai cassintegrati in presidio sull’isola dell’Asinara (edizioni Il Matestrale). Oggi, 9 agosto, il libro sarà presentato in Piazza del Teatro ad Alghero, dove l’autrice Silvia Sanna insieme agli operai Andrea Spanu e Antonio Salaris parleranno con il pubblico della loro esperienza in questi oltre cinque mesi di pacifica protesta nell’ex super carcere dell’Asinara. Da più di cento giorni gli operai della Vinyls, Eurocoop e Tecnicoop di Porto Torres occupano l’ex carcere sull’Isola dell’Asinara, nel libro il diario di 100 giorni di lotta.
9-8-10
|
|
Indesit: chiudono Brembate e Refrontolo. Incontro con i sindacati rimandato a settembre |
|
|
|
|
Scritto da Valentina Valentini
|
|
Mercoledì 04 Agosto 2010 18:16 |
|
Le grandi industrie italiane, a partire dalla Fiat, reagiscono alla crisi con chiusure, tagli di personale e delocazioni...
|
|
Leggi tutto...
|
|
La Omsa va in Serbia. Su Facebook la solidarietà alle lavoratrici |
|
|
|
|
Scritto da DirittiDistorti
|
|
Giovedì 29 Luglio 2010 13:28 |
|
Di Caterina Salassa* - Giunge, purtroppo non inattesa, la ratifica degli accordi fra il Ministro dell’Economia serbo e il titolare della Golden Lady, con conseguente chiusura della fabbrica di Faenza, e lo spostamento della produzione delle calze Omsa, in Serbia...
|
|
Leggi tutto...
|
|
La fabbrica di Marchionne |
|
|
|
|
Scritto da DirittiDistorti
|
|
Lunedì 26 Luglio 2010 06:12 |
|

Di Stefano Giusti - La campagna d’estate dell’amministratore delegato della Fiat Marchionne procede incessante. Evidentemente, per evitare gli errori di alcuni suoi illustri predecessori, ha preferito evitare l’autunno e l’inverno concentrando i suoi attacchi nel periodo caldo delle vacanze (per chi può permettersele…). Ha cominciato con la vicenda di Pomigliano, una sorta di democratico referendum in cui la scelta era tra vivere o morire e che gli stato gentilmente rispedito al mittente malgrado i tentativi di schiacciare ogni dissenso a colpi di minacce. Non contento, ha proseguito con una serie di licenziamenti mirati, colpendo sindacalisti a Melfi e a Mirafiori per finire con lo sviscerato elogio del sindacalismo collaborativo Usa, prodromo dell’annuncio del trasferimento di una parte della produzione della Fiat dallo stabilimento di Mirafiori alla Serbia. Il tutto sempre accompagnato da quello che è ormai diventato un mantra, recitato a più voci a destra ma purtroppo anche in certi ambienti della sinistra: quello della competitività sul mercato globale. Eppure non sembra proprio un brutto momento quello attraversato dalla Casa torinese: nel secondo trimestre di quest'anno infatti (dati Sole 24Ore) il gruppo torinese ha ottenuto un utile netto di 113 milioni di euro. In crescita anche i ricavi, che hanno registrato un incremento del 12,5%; l’utile della gestione ordinaria è passato da 310 a 651 milioni di euro. In forte calo l'indebitamento netto industriale, arrivato dai 4,7 miliardi di fine marzo a 3,7 miliardi, Sempre alla fine del secondo trimestre 2010, la liquidità a disposizione del gruppo è aumentata a 13,5 miliardi dagli 11,2 di fine marzo. Stupisce sapere che malgrado ciò la Fiat abbia deciso di non pagare il premio di risultato, un obiettivo produttivo precedentemente concordato e raggiunto da quegli stessi operai a cui si chiede sempre uno sforzo in più (naturalmente per i dividendi degli azionisti nessun problema…). O forse gli utili sono serviti per coprire le spese di trasferta di tutto il prestigioso consiglio d’amministrazione Fiat che si è tenuto a Detroit, nella casa madre di Chrysler, quell’azienda in cui il sindacato “ha capito il momento del mercato, la strategia del gruppo, la necessità di essere leader.” A parte le ironie sulle dichiarazioni, viene da chiedersi dove veramente Marchionne e il suo staff vogliano arrivare e se il discorso della competitività tanto sbandierato, non nasconda invece altri fini strutturali ben più pesanti da un punto di vista sociale. Quando si dice che la fabbrica va delocalizzata perché il costo di un operaio slavo è minore di un operaio italiano, come al solito si fa un’operazione di verità parziale. Quando si parla di costo totale di produzione di una merce, va considerato che la voce “lavoro umano” incide in una misura non superiore al 7-8% del costo totale. Su questo infatti incidono anche e soprattutto altre voci come le economie di scala, i volumi di produzione, la qualità e la produttività del lavoro (e quindi il livello di istruzione e di formazione dei lavoratori), così come la quantità di capitale fisso, l’efficienza dei macchinari, la tecnologia, l’innovazione e il design. Insomma un’insieme di voci che quasi fanno del costo del lavoro una parte marginale. Per quanto delocalizzando si voglia risparmiare, viene da pensare che con tutta la buona volontà questo costo umano possa scendere al massimo di un 2-3%, a meno che non si voglia pensare di arrivare ad una forma di lavoro gratuito. Quindi la montagna, da un punto di vista economico partorirebbe un topolino. Viene allora da chiedersi se invece gli obiettivi non siano altri, e se dietro la solfa della competitività globale, non si nasconda la volontà di stabilire partendo dalla fabbrica, un nuovo modello sociale, teso a riportare indietro di almeno 80 anni i rapporti tra capitale e forza lavoro. Una fabbrica nuova (o vecchia se ci guardiamo indietro) in cui siano sospesi tutti i diritti, dalla malattia allo sciopero, dove la sicurezza sul lavoro sia contingente ai ritmi di produzione e dove i contratti siano individuali e non più collettivi, così da creare una forza lavoro senza più identità di classe, aliena da ogni possibile rivendicazione e soprattutto licenziabile in qualsiasi momento senza nessuna forma di protezione. Una forza lavoro intercambiabile, sottopagata e completamente accondiscendente al “mercato”. Se può sembrare fantascienza, si confrontino queste condizioni con quelle che già vivono migliaia di precari, quotidianamente alle prese con contratti in scadenza quasi mai rinnovati, diritti basilari negati e stipendi da fame, i cosiddetti “working poor”. Un’ultima considerazione: se Marchionne e lo stato maggiore Fiat vogliono emigrare in Serbia, liberi di farlo, in fondo ne rispondono ai loro azionisti. Cortesemente però restituiscano prima tutti quei soldi pubblici avuti sotto forma di aiuto statale per incentivi, a cui loro, inflessibili sostenitori del libero mercato quando si tratta di forza lavoro ma ferventi statalisti nei momenti di crisi, ricorrono ogni volta che sbagliano conti e piani di sviluppo, preparati da sapienti e superpagati manager. E magari il governo la prossima volta che concede un aiuto con soldi pubblici, faccia in modo che l’erogazione sia legata almeno al calo di qualche punto di disoccupazione, altrimenti ingenuamente non capiamo perché a fronte di cotanti investimenti, sempre più persone stiano senza lavoro e senza stipendio.
26-7-10
Stefano Giusti, Sociologo, Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura.
|
|
|