Con la ripresa scolastica arrivano le proteste dei precari
A settembre gli studenti si preparano a tornare a scuola, scelgono zaino e diario, rincontrano i compagni di classe, si ricordano dei compiti per le vacanze e delle versioni di greco ancora da tradurre, si preparano a nuove avventure. Ma la vera avventura comincia per i precari della scuola, professori senza cattedra, da anni in graduatoria, giovani e meno giovani che sperano in una telefonata per qualche supplenza, pronti a fare la spola da una scuola e l’altra, con l’obiettivo del posto fisso che diventa sempre più una chimera.
Sono circa 25 mila i precari nella scuola, fra docenti e personale Ata, ed in questo anno scolastico la situazione è più grave, grazie alla riforma del ministro Gelmini che, mentre parla di un’istruzione che non funziona e di finanziamenti agli istituti privati, intanto taglia fondi e personale alla scuola pubblica. La scuola italiana rischia di diventare sempre più povera e più scarsa di contenuti, diminuiscono le ore e si perdono posti di lavoro. Alle elementari si torna indietro di decenni e ricompare il maestro unico. Nella scuola secondaria si eliminano gli insegnati facoltativi e opzionali, a fronte di un aumento degli alunni per classe, ed il tempo prolungato viene “accorciato” a 30 ore. Assistiamo ad uno svilimento della scuola, che da bene pubblico sembra essere diventata solo una voce troppo cara nel bilancio pubblico, e alla mortificazione di chi vi lavora. E così da Nord a Sud montano le proteste del personale Ata e dei docenti, che da anni senza un posto fisso sono restati ormai in mutande. Un messaggio chiaro lanciato da 5 precari che, di fronte al liceo scientifico I. Newton di Roma, hanno sfoggiato un nude look di protesta, mentre colleghi di Milano si incatenavano di fronte all’ufficio scolastico provinciale. L’anno scolastico si apre nel caos ed è difficile non porsi alcune domande a cui il Governo dovrebbe rispondere. Se l’istruzione è elemento fondante della democrazia, se la scuola deve formare gli uomini di domani e deve essere una base solida per il progresso intellettuale ed economico di una nazione, come si può pensare di poggiare il futuro della nostra società su una base così “precaria”?
Valentina Valentini 2-9-09 |