Mercoledì 10 Marzo 2010
Ucciso dal padrone che non voleva pagargli lo stipendio PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 05 Dicembre 2009 12:57

Ucciso con nove coltellate dal suo padrone, anzi in un paese civile si chiama datore di lavoro, perché voleva il suo stipendio, perché ha “osato” chiedere ciò che gli era dovuto. Questa è la sorte toccata ad  Ibrahim M’Bodi, senegalese di 35 anni e fratello di Adam, segretario della Fiom-Cgil a Biella. Michele D’Onofrio è il nome dell’assassino, che si era liberato tre giorni fa del cadavere gettandolo nel canale di scolo di una risaia....

Ancora una storia di lavoro che diventa schiavitù, diritti negati, di discriminazione.
Le organizzazioni sindacali hanno indetto un presidio mercoledì prossimo davanti alla prefettura di Biella, dalle 11 alle 12. “L’omicidio di Ibrahim da parte del suo datore di lavoro – affermano i sindacati - non può passare sotto silenzio. Fatti di inaudita gravità come questo rientrano in un clima generale di imbarbarimento dei rapporti sociali, con la possibile aggravante dell'odio razziale. I diritti dei lavoratori - dichiarano i sindacati - sembrano non avere più cittadinanza e se, come in questo caso, il lavoratore è extracomunitario, si possono verificare situazioni estreme. Non può essere questa la risultante della storia delle lotte del sindacato per l'ottenimento dei diritti e della dignità di tutti i lavoratori, anche nel ricordo delle angherie subite dai nostri migranti all'estero, alcuni anni fa”.
Ma forse un presidio non basta per fermare la violenza di episodio come questo e per denunciarne l’enorme gravità.


Alessandra Valentini

4-12-09