| ThyssenKrupp. Torino, gli operai scrivono a Napolitano |
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| Scritto da Alessandra Valentini |
| Venerdì 24 Giugno 2011 09:44 |
Si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano i lavoratori Thyssen di Torino in cassa integrazione dal 2007, da quando l'incendio portò via le vite dei loro compagni di lavoro.
Molti di quelli che scrivono si sono costituiti parte civile contro la TK, tutti si sono battuti in questi anni perché ci fosse giustizia e perché non fossero dimenticati i compagni morti sul lavoro e chi causò quelle morti. Ma oggi sono loro stessi ad essere dimenticati e per questo con accorate e coraggiose parole scrivono a Napolitano.
"Caro Presidente, chi Le scrive sono i Lavoratori in cassa integrazione della ThyssenKrupp di Torino, in gran parte costituitisi, per la prima volta in Italia, come Parti Civili nel processo contro la Multinazionale Tedesca per il rogo del 6 dicembre 2007 in cui morirono, in nome del profitto, 7 amici e compagni di lavoro: A. Schiavone, B. Santino, R. Scola, A. Laurino, R. Marzo, R. Rodinò e G. Demasi. Abbiamo dovuto portare avanti con coraggio e determinazione una giusta battaglia civile e processuale per il riconoscimento della verità e della giustizia affinché le nostre giuste rivendicazioni fossero riconosciute: la Corte d’Assise di Torino, per la prima volta in Italia, ha ammesso la fattispecie di omicidio volontario in un caso di morti sul lavoro. Un accordo siglato da Azienda, Enti Locali e Organizzazioni Sindacali per gestire la chiusura dello stabilimento, confermato dagli ulteriori accordi a seguito della tragedia del 6 dicembre 2007, che prevedono la ricollocazione per tutti i lavoratori, è stato ampiamente disatteso: da tre anni ormai veniamo discriminati e non ricollocati come è invece avvenuto per altri nostri ex colleghi non costituitisi Parte Civile ricollocati in aziende pubbliche e private del Torinese. Comprensibile seppur illegittimo, nel caso in cui sia l’Azienda ad adottare tale comportamento, inaccettabile e vergognoso quando sia un’Istituzione a fare altrettanto ( il Comune di Torino e le aziende ex-municipalizzate, Amiat, etc…). Gli Enti locali, costituitisi al fianco degli operai, hanno tutti ottenuto cospicui risarcimenti: ora, per far fede alle dichiarazioni fatte durante le campagne elettorali, li devono utilizzare per far diventare, utilizzando le stesse parole del neo sindaco Fassino, Torino la “capitale del lavoro”. Aggiungiamo noi: “lavoro utile e dignitoso per tutti”, come sancito dalla Costituzione nata dalla Resistenza partigiana. Il prossimo 30 giugno rappresenta per noi una data decisiva: scadranno gli ammortizzatori sociali e verremo posti in mobilità, vera e propria anticamera della disoccupazione. Gli ammortizzatori sociali sono stati utili per la parziale salvaguardia del reddito ma il nostro obiettivo principale era e rimane una ricollocazione sicura e dignitosa per tutti i lavoratori, senza discriminazione alcuna. Lavoro a noi di fatto negato proprio perché abbiamo lottato per affermare un diritto che riguarda tutti i cittadini: un lavoro sicuro e dignitoso per ciascun individuo e che dinnanzi alla Legge si è tutti Uguali nella piena applicazione della Carta Costituzionale. Ci rivolgiamo a Lei quale massima carica della Repubblica italiana e massimo garante del rispetto della Costituzione in Italia, Repubblica fondata sul lavoro. Ci terremmo ad incontrarLa al più presto per metterLa al corrente di persona sulla nostra precaria situazione e avvalerci del prestigio e del credito di cui gode per porre fine a questa ingiustizia. I Nostri più cordiali saluti".
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Si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano i lavoratori Thyssen di Torino in cassa integrazione dal 2007, da quando l'incendio portò via le vite dei loro compagni di lavoro.
Molti di quelli che scrivono si sono costituiti parte civile contro la TK, tutti si sono battuti in questi anni perché ci fosse giustizia e perché non fossero dimenticati i compagni morti sul lavoro e chi causò quelle morti. Ma oggi sono loro stessi ad essere dimenticati e per questo con accorate e coraggiose parole scrivono a Napolitano.