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A fare da porta bandiera fra le aziende nostrane che rialzano la testa dopo la crisi c'è la Fiat che, ringraziando il governo per il piano di ecoincentivi al mercato dell'auto, chiude un ottobre tutto in positivo. Il gruppo del Lingotto ha segnato infatti un aumento delle immatricolazioni del 15%, vale a dire 63.716 nuove vetture contro le 55.379 immatricolate a ottobre 2008.
Un trend positivo che si rispecchia nell'andamento al rialzo dei titoli Fiat a Piazza Affari, dove la casa torinese è sorvegliata speciale. Infatti c'era grande attesa per il piano quinquennale per il rilancio di Chrysler che l'amministratore delegato di Fait, Sergio Marchionne, ha presentato ieri a Detroit. Il matrimonio fra il Lingotto e la casa automobilistica statunitense è ormai cosa fatta, tanto che si parla dello sbarco negli States della prima Fiat500, costruita in Messico, già nel 2011. Insomma, alla Fiat si festeggiano i risultati e Marchionne si gode il sogno americano, ma intanto che succede in Italia? Cosa accadrà agli operai dello stabilimento Alfa Romeo di Arese che rischia di chiudere? Cosa penseranno dei "successi" Fiat i più di 2000 dipendenti dello stabilimento di Mirafiori che andranno nuovamente in cassa integrazione a novembre? Forse si è parlato per così tanti mesi delle interruzioni della produzione e della cassa integrazione negli stabilimenti Fiat che ormai la questione è finita negli articoli di fondo dei giornali, se non nel completo dimenticatoio. Eppure continuano ad esserci lavoratori che rimangono a casa, che faticano ad arrivare a fine mese, che non hanno garanzie né tutele. E' lo scenario che si presenta allo stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco, dove per tutti gli addetti scatterà la cassa integrazione straordinaria dal 16 novembre 2009 al 15 novembre 2010. Oltre cinquemila operai per cui, ormai da circa un anno, la cassa integrazione non ha più nulla di "straordinario" e le cui proteste rimangono inascoltate. E fra di loro c'è chi ha approfittato del riposo forzato dal lavoro per laurearsi, proprio con una tesi sullo stabilimento Fiat di Pomigliano. "Metamorfosi di una fabbrica sul filo rosso che unisce passato e presente" è il titolo della tesi presentata da Giuseppe Dinarelli che da nove anni lavora a Pomigliano dove, scrive, "lo scenario attuale è quello di una fabbrica in stato di cassa integrazione, dove i lavoratori sono in bilico, ad attendere notizie sul proprio domani". Già, gli operai sono in bilico, mentre il titolo Fiat raggiunge il suo massimo storico. Per il Lingotto la crisi sembra superata, per gli operai che ne pagano tutte le conseguenze, no. Anzi, i posti di lavoro per i dipendenti Fiat in Italia sono sempre più a rischio, del resto i numeri parlano chiaro. I 21.900 addetti di Mirafiori, Melfi, Cassino, Pomigliano d'Arco e Termini Imerse producono 645mila auto, poco più dei 600mila veicoli sfornati dall'impianto polacco di Tychy (solo 5.800 dipendenti) e meno di quelli prodotti dal sito brasiliano di Betim (700mila vetture per 8.700 lavoratori). Insomma, secondo Marchionne è evidente che in Italia vengono prodotte automobili in perdita. Perché allora stupirsi della chiusura di Termini Imerese già annunciata per il 2011? E perché si lamentano i dipendenti Fiat che protestano a Roma, sfilano in autostrada, indicono scioperi? In questa prospettiva essere in cassa integrazione piuttosto che licenziati sembra già una fortuna!
Valentina Valentini
4/11/2009 |