| Telecom, quasi 7mila esuberi entro il 2012 |
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| Scritto da Valentina Valentini |
| Martedì 13 Luglio 2010 09:43 |
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Un piano industriale che non è dettato dalla crisi, aveva spiegato l’a.d. Bernabè, ma una ristrutturazione “per essere più agili e aggressivi”. E in effetti alla vigilia dell’incontro previsto per domani fra azienda e parti sociali presso il ministero del Lavoro c’è da immaginare che i 50mila lavoratori Telecom saranno aggressivi, di sicuro sono nell’incertezza e nella paura, infatti nei prossimi mesi sono previsti già 3700 licenziamenti. “Un comportamento vergognoso da parte di un'azienda che ha registrato più di 1,5 miliardi di euro di guadagni netti, che ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà e che continua a remunerare a peso d'oro dirigenti e manager” attacca Alessandro Genovesi, segretario nazionale di Slc-Cgil. I sindacati chiedono un forte impegno del Governo che da parte sua, secondo le parole del viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha "deciso di focalizzare la propria attenzione" sul settore delle telecomunicazioni”. Ma intanto i sindacati e i lavoratori sono in allarme di fronte ai 13 mila esuberi complessivi negli anni 2008-2012 e all’atteggiamento dell’azienda che imputa all’innovazione e alla cessione di quote di mercato un’inevitabile riduzione occupazionale. Insomma, i posti di lavoro saranno sempre di meno, che volete è il progresso!!! Eppure i manager e i loro stipendi continuano ad aumentare mentre i diritti dei “semplici” operai, impiegati, dipendenti si ristringono sempre di più. Ma Telecom continua ad essere ottimista, i vertici parlano di strategie soft, accordi volontari, prepensionamenti, contratti di solidarietà, mobilità, cassa integrazione. “Siamo disposti a valutare una soluzione di tipo morbido, vogliamo però certezze sui tempi” ha dichiarato Antonio Migliardi, responsabile risorse umane di Telecom Italia. Insomma, o sindacati e lavoratori scendono a duri compromessi con l’azienda o si passerà ai licenziamenti veri e propri. In poche parole un ricatto, uno dei molti a cui abbiamo assistito in questi anni di crisi dell’economia e dei diritti. Quando il lavoro è sempre meno, quando essere un cassintegrato è quasi un privilegio rispetto a chi il posto non ce l’ha più, quando il potere di contrattazione diminuisce e i sindacati non sono uniti nel difendere i lavoratori, quando parlare di tagli ed esuberi è diventata routine, ricordarsi che quello al lavoro è un diritto, una conquista per la quale ormai non si dovrebbe più lottare, sembra sempre più difficile.
13-07-2010 |







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