|
“E’ stato un flop”, così la Cgil campana definisce la fiaccolata pro accordo voltasi poche ore fa a Pomigliano: circa 5000 partecipanti, a fine corteo 3000, certo nulla a che vedere con la marcia dei 40.000 che nel 1980 sfilarono a Torino, impiegati e quadri Fiat, contro il picchettaggio degli operai...
Non sono riusciti a dividere gli operai, ma certo che anche 5000 persone sono troppe per una manifestazione di lavoratori indetta dai padroni: sì perché l’appuntamento lo ha lanciato Marchionne, dopo aver scritto un accordo che fa, o vorrebbe fare, carta straccia di Costituzione e Statuto dei Lavoratori; dopo aver detto con arroganza e disprezzo che a Termini Imprese hanno fatto sciopero per vedere la nazionale di calcio, come se i lavoratori Fiat, tartassati da cassa integrazione a singhiozzo e crisi, scelgano con leggerezza di sacrificare una giornata di lavoro. Ma questo è il vero volto della razza padrona, che oggi la crisi aiuta a calpestare i diritti dei lavoratori e a pretendere che nessuno di loro osi alzare la testa. Se volete lavorare, oggi, queste sono le condizioni! Saranno in grado i lavoratori a resistere? A capire che prendere l’uovo oggi – ad ogni costo - non assicura la gallina domani? Che perdere diritti non significa ottenere lavoro? Per la Fiom quella di oggi è stata “una vera e propria manifestazione di regime che ci riporta agli anni più tragici e bui della storia del nostro paese”. E durante il corteo, altri lavoratori hanno esposto striscioni con la scritta “servi del padrone”. Ora la parola passa al referendum del 22 sull’accordo, con un esito che può sembrare scontato, visto il ricatto cui l’accordo sottopone i lavoratori Fiat e quelli dell’indotto. Lo ribadisce il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, sottolineando che “non è un referendum libero: si esprimerà un voto sotto la minaccia di essere licenziati. Un vero ricatto". Quello di martedì sarà "un finto referendum, un ricatto, una pistola puntata alla tempia dei lavoratori. Il referendum – argomenta Landini - presenta due profili di illegittimità. In primo luogo chiede ai lavoratori di votare contro un principio costituzionale, visto che devono decidere se rinunciare o meno allo sciopero". In secondo luogo, "i lavoratori non hanno nessuna libertà di scelta, perchè se dicono no vengono licenziati. Per questo noi consideriamo quel referendum illegittimo e non vincolante. Siccome non abbiamo firmato l'accordo, non diamo neppure indicazioni di voto ai nostri 600 iscritti aziendali".
A.V.
19-6-10
|