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Con una interrogazione rivolta dal consigliere del Pdci Paolo Marini al Presidente del Consiglio Regionale della Toscana veniamo a conoscenza di una singolare vicenda che interessa un lavoratore (giornalista), dipendente della Regione Toscana e con la “colpa” di essere stato eletto consigliere provinciale a Livorno...
Come previsto dalla Costituzione ogni cittadino eletto con voto popolare ai lavori delle assemblee rappresentative ha il diritto-dovere di partecipare ai lavori e proprio l’articolo 51 garantisce a chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive il diritto di disporre del tempo necessario all'adempimento della carica oltre che la conservazione del posto di lavoro. Un diritto confermato e normato anche dallo Statuto dei lavoratori e dal Testo unico degli enti locali che all’articolo 79 comma 3 stabilisce che i lavoratori dipendenti facenti parte di giunte comunali, provinciali, (…) nonché delle commissioni previste per legge o membri delle conferenze dei capogruppo e degli organismi di pari opportunità previsti dagli statuti e dai regolamenti consiliari, hanno diritto di assentarsi dal servizio, percependo permessi orari retribuiti, per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata e che tale diritto comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro. Tutto ciò sembra non valere per Marco Ceccarini consigliere provinciale di Livorno e dipendente della Regione Toscana. Infatti Ceccarini, dopo aver chiesto e usufruito di permessi retribuiti per poter adempiere al proprio ruolo di consigliere, si è visto, a posteriori, rigettata, come si legge nell’interrogazione “la concessione di permessi orari retribuiti per la partecipazione alle sedute dei Consiglio della Prima circoscrizione di Livorno e la concessione di permessi orari retribuiti per la partecipazione alle sedute, in qualità di capogruppo, delle commissioni permanenti di cui, a norma di Regolamento provinciale, lo stesso era facente parte”. Inoltre, spiega ancora l'interrogazione, il rigetto di questi ed altri permessi legati al suo ruolo, con presenze ufficiali in rappresentanza dell’ente provinciale, “non è avvenuto contestualmente a quando essi sono stati richiesti ed usufruiti, ma dopo molti mesi, con la conseguenza che per quanto riguarda i permessi orari per la partecipazione alle sedute del Consiglio circoscrizionale sono state d'ufficio imposte due giornate di ferie, mentre per quanto riguarda i permessi per partecipare alle sedute delle commissioni provinciali e alle assemblee dell'Upi regionale e nazionale sono stati decurtati, complessivamente, circa 3 mila euro con prelievi anche di circa 900 euro effettuati in una sola mensilità, sempre e comunque a distanza di molti mesi da quando i citati permessi sono stati effettivamente usufruiti”. Insomma fare il consigliere provinciale gli è costato alcuni giorni di ferie e 3000 euro, alla faccia della partecipazione! Sulla singolare vicenda sono intervenuti la Prima circoscrizione e la Provincia di Livorno, ricordando i diritti connessi allo status del consigliere provinciale; l'Associazione stampa e la Cgil.. Secondo il consigliere regionale Paolo Marini, che ha presentato l’interrogazione, “quanto accaduto al dipendente del Consiglio regionale si configura come un episodio più unico che raro poiché interventi e decurtazioni come quelle effettuate dalla Regione a carico di questo suo dipendente sembrano non avere pari in Toscana e in Italia”. Una riflessione che ci sentiamo di condividere soprattutto perché sarebbe singolare che per svolgere il ruolo di consigliere provinciale o cariche simili qualcuno dovesse rinunciare al proprio lavoro e non gli venissero garantiti i diritti riconosciuti per legge allo svolgimento della carica in questione. La via potrebbe essere quella dei “politici di professione” o dei “politici ricchi” sempre più lontani dal mondo del lavoro e dalle esigenze reali della società.
Alessandra Valentini
15-2-1o
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